mercoledì, 31 ottobre 2007,08:12
 

Roberto Molinaro è uno di quei imprenditori che in qualche modo riescono a fare il loro lavoro in Calabria, questo nonostante le continue minacce del N'drangheta, ma anche della quasi assenza dello stato. Lo stesso Molinaro ci offre una chiara testimonianza della drammatica realtà Calabrese nel mondo degli affari.

 

 

 

PS: ringrazio tantissimo Giovinotta , per avermi informato che i biglietti  per la prima visione di "gomorra erano tutti esauriti, e ringrazio anche Giuba47  e nesia per i complimenti, fanno sempre piacere.

lunedì, 15 ottobre 2007,09:18
 

pino masciari

Vi ricordate di Pino Masciari? Quell'imprenditore Calabrese che ebbe il coraggio di denunciare i suoi estorsori che lo costringevano a pagare il pizzo? Bene, lui, rispetto a tanti altri, non ci stava a pagare la cossi detta tassa dell' N'drangheta, e lì denunciò tutti, Questo però lo costrinse ad una vita sotto scorta. E a dare una mano al processo, ci pensò anche un testimone, che all'epoca dei fatti, faceva l'operaio nella sua ditta, Antonio Valente, avrebbe assistito alle richieste estorsive ricevute dall'imprenditore Masciari nel cantiere di Montenapoleone 

Gli imputati nel processo furono Fiorito Procopio, Umberto Lentini e Roberto Codispo, che furono appunto accusati, dallo stesso Masciari, di essere loro gli estorsori.


Ma nonostante tutto, il sacrificio di Masciari è stato praticamente vano, perché nel frattempo c'è stata la prescrizione, che ha praticamente salvato i tre presunti estorsori, quella stessa prescrizioni che hanno spesso e volentieri salvato tanti politici coinvolti in realtà molto pesanti, basta pensare ad Andreotti e al nano proveniente da Arcore.....


E bisogna anche dire che purtroppo lo stesso Pino Masciari, è stato anche costretto più volte costretto a saltare quelle poche sedute del processo, questo per motivi di sicurezza.


Ma nonostante tutto Pino va avanti, e per fortuna non è più solo come una volta, ma stavolta ci sono tanti imprenditori che hanno deciso di farla finita col pizzo, e con coraggio sono andati a testimoniare nei processi contro il racket del pizzo, vedesi ad esempio la recente testimonianza dell'imprenditore di Palermo, ma anche grazie al contributo delle varie associazioni anti-racket.

Ma tornando a Pino, lui nonostante tutto non si arrende, crede ancora nello stato e dice: “rammaricato, ma comunque continuo a credere nello Stato, perché lo Stato siamo noi. Comunque sia quindi vado avanti e anzi lancio un appello a tutti i cittadini calabresi, ai giovani e agli imprenditori soprattutto: denunciate quando scoprite che c’è del marcio. Questa è l’unica speranza per avere anche per noi un futuro di vera democrazia”.



















giovedì, 04 ottobre 2007,08:25

 addio pizzo

L'arresto avvenuto l'altro ieri dalle parti di Palermo di Enrico Scalavino, soprannominato dagli inquirenti, e non a caso “il re del pizzo”, mentre i compari del re usavano per lui un nomignolo un po' curioso, e cioè "Muschidda", che a occhio e croce significa mosca, non so, magari biodoctor o teladiaracne mi sapranno dire, essendo loro Siciliane.


Continuando con il racconto di “Muschidda” o re del pizzo se preferite, per la cronaca era ritenuto come esponente di spicco della famiglia mafiosa di ''Corso Calatafimi'' e inserito nell'elenco dei 100 latitanti più pericolosi. E secondo gli stessi inquirenti, Scalavino era ricercato dal maggio 2007, quando riuscì a sfuggire alla cattura durante l'operazione “Antardide”, ed è accusato di associazione mafiosa, narcotraffico e di avere imposto il pagamento del pizzo a commercianti e imprenditori in una vasta zona della città di Palermo. E sembra che lo stesso Scalavino, nonostante la latitanza sia comunque riuscito a gestire le estorsioni delle famiglie del centro cittadino, insomma, un curriculum niente male, ora speriamo che lotta all'usura continui con la stessa efficacia e determinazione, anche se poi come ben sappiamo lo pseudo stato in questi casi è un po' “timido” a prendere l'iniziativa......


Personalmente, spero che sia solo l'inizio di una guerra contro l'usura, quella fonte di ricchezza che ingrassa le casse delle mafie, e non permette ai commercianti, imprenditori ecc, intendo quelli VERI, di poter competere veramente sul mercato.


E spero proprio che quei commercianti, intendo quelli VERI, capiscano che forse, il sacrificio di uomini, come ad esempio come Libero Grassi, che è morto per aver appunto denunciato il pizzo, o come ad esempio hanno fatto Vincenzo Garaffa e Pino Masciari, che hanno di fatto pagato con l'isolamento la loro voglia di denunciare questo veleno, oppure Andrea Vecchio, che dopo aver subito un'estorsione, ha denunciato tutto parlando in televisione, e nonostante che il giorno dopo gli abbiano incendiato la sua ditta, lui ha comunque continuato per la sua strada, quella della legalità.


Se per questo per questo, spero che altre due persone come Antonella Marcantoni o come Luigi Iovino, nonostante le ulteriori beffe che hanno subito, trovino comunque il coraggio di andare avanti, e di non rinunciare alla loro voglia di essere onesti fino in fondo e denunciarli.


Ma non dimentichiamoci che esistono anche atri tipi di usura, che però vengono considerate “legali”, e cioè intendo quelle delle banche, e ora di piantarla e di incominciare a combattere anche quell'usura.


Forza non molliamo, forse c'è ancora qualche speranza di legalità, che la definitiva sconfitta delle mafie incominci da qui!


Solo una cosa: magari confidustria, oltre che a cacciare chi paga il pizzo, dovrebbe fare altrettanto con i membri che sono stati condannati per appunto, di complicità mafiosa....


martedì, 02 ottobre 2007,08:36
                                                                                                              dell

Bene ragazzi, da oggi aprirò una nuova rubrica, si chiama uomini (purtroppo) liberi, cioè tutti quegli uomini che non solo sono liberi come l'aria, ma nonostante pesanti sentenze, al tempo stesso coprono le poltrone del potere. Ma attenzione però, ci sono anche uomini che, sebbene non siano ancora stati giudicati, di fatto dimostrano di essere colpevoli anche solo con le parole o con le loro gesta.


Quest'oggi cominceremo con un'ominide molto simpatico, Marcello Dell'Utri.


Che Dell' utri e il nano siano grandi amici fin da quando si sono conosciuti in un'università di Milano, e che lo stesso Dell'Utri sia stato di fatto il fondatore del più grande partito d'Italia, il più grande in tutti i sensi, come elettorato ma anche il più misterioso d'Italia, e cioè forza Italia.


Per la cronaca il simpatico ominide fondatore ex bancario, e stato condannato non con una, ma due sentenze.


La prima a Palermo, condannato a 9 anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. E nelle motivazioni della stessa sentenza, si fanno spesso riferimento ai suoi rapporti con il noto boss mafioso Francesco Virga, uno dei cossidetti “Gotha” di cosa nostra, e a proposito dei rapporti con l'organizzazione la sentenza dice chiaramente


"la pluralità dell'attività posta in essere da Dell'Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l'altro offerta l'opportunità, sempre con la mediazione di Dell'Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell'economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici".


Leggendo ancora la sentenza, si nota anche, o che lo stesso fondatore di forza mafi..scusate Italia,
abbia anche avuto anche altri rapporti d'amicizia con boss del calibro di Bontate, Teresi, Mangano e Cinà, ma soprattutto si fa notare il suo ruolo di costante mediazione tra Cosa Nostra e gli ambienti imprenditoriali e finanziari milanesi con particolare riguardo al gruppo Fininvest, e senon mi sbaglio il proprietario era un certo nano venuto da Arcore....


e continuando ancora con la lettura delle motivazioni della sentenza, si scopre che l'assunzione del famoso “stalliere” Vittorio Mangano, in realtà e servita come "funzione di 'garanzia'" svolta nei confronti di Silvio Berlusconi, il quale temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di persona, adoperandosi per l'assunzione di Vittorio Mangano presso la villa di Arcore dello stesso Berlusconi”, tutto questo nonostante che “lo stesso Mangano sin dai tempi di Palermo (e, anzi, proprio per tale sua qualità), ottenendo l'avallo compiaciuto di Stefano Bontate e Girolamo Teresi, all'epoca due degli uomini d'onore più importanti di Cosa nostra a Palermo".


C'è poi un punto della sentenza che a me personalmente lascia molti interrogativi, e cioè la mancante collaborazione di un'animale che di nome fa Giovanni Brusca, cioè l' autore del orribile omicidio del figlio del boss Di Matteo, sciolto nell'acido... In questo caso si fa chiaro riferimento ad un mancato e " spontaneo e leale contributo all'accertamento della verità, sostanzialmente cercando di consegnare alle parti processuali elementi di valutazione nell'uno e nell'altro senso, evitando di accusare direttamente l'imputato, pur indicando parecchi dati utili al pm, aiutando la difesa ma alzando pericolosamente il tiro molto in alto, alludendo pesantemente a contatti diretti tra Mangano e Berlusconi nel 1994 ed indiretti tra quest'ultimo ed amici del boss di Porta Nuova".


E lo stesso collegio arbitrale conclude dicendo: "Non è dato sapere quale sia stato il motivo di questo atteggiamento del collaborante; sta di fatto che il Collegio, a fronte di tutte le risultanze probatorie acquisite, non ritiene di poter considerare le dichiarazioni di Giovanni Brusca come un valido ed affidabile contributo alle tesi in difesa del senatore Marcello Dell'Utri".





Insomma, una sentenza che dice tante cose su questo meraviglioso uomo venuto dal nulla.


Attenzione però, perché il nostro Marcello ha voluto fare di meglio, perchè ha sulle spalle addiritura una seconda sentenza del tribunale di Milano, condannato a due anni di reclusione insieme al boss Vincenzo Virga (toh, guarda chi si rivede!) ai danni Vincenzo Garraffa.


All'epoca dei fatti, cioè negli anni 90, il buon Marcello era amministratore di Publitalia, il suo amico Virga capo di Cosa Nostra a Trapani e Garraffa presidente della Pallacanestro Trapani.



Dell'utri, secondo le indagini, vantava un presunto credito di oltre 700 milioni di lire per una presunta collaborazione di un contratto di sponsorizzazione, Ma lo stesso Garaffa lo ha gentilmente mandato a quel paese.



Di tutta risposta, i due hanno avuto un secondo incontro a Milano 2, una specie di mondo immobiliare di cemento costruito dal nulla da un certo nano sbucato dal nulla, dove lo stesso Marcello, da bravo soldatino di cosa nostra, cercava di convincerlo a pagare, perché, e queste sono parole del buon Marcello “abbiamo uomini e mezzi per convincerla a cambiare opinione”. Lo stesso Garaffa, poi ricevette la visita, stavolta a Trapani, del boss Virga, e di un' altro signore che stavolta si presentava come il braccio destro di Berlusconi che li proponevano un'”accordo tra gentiluomini”. Ma Garaffa tenne duro e andò a denunciare tutto. Ma come accade tante, anzi quasi sempre, questi grandi uomini che hanno avuto il coraggio di denunciare questo veleno chiamato mafia, compresi i loro compari pseudo imprenditori o politici, venne puntualmente lasciato solo, e screditato puntualmente dal giornale servitore del nano, apuunto “il giornale” e guarda un po' che caso è stato rifiutato il suo invito proprio all'ultimo minuto di una puntata del Maurizio Costanzo show dedicato proprio alla lotta alla mafia, oltre a essere fuori dal mercato imprenditoriale e pubblicitario.



Specificando che la prima sentenza e soltanto di primo grado, e tenendo ben presente che purtroppo l'ominide Marcello può ancora difendersi (giudici, tenete duro!), sono comunque due sentenze che fanno ben capire con chi abbiamo a che fare:Un'ominide condannato alla galera essere libero come l'aria e che da buon pseudo politico condannato, puntualmente scalda la sua bella poltrona, in quella specie di poggio reale chiamato parlamento.



Ora per concludere, vedete questo filmato, è un'intervista di Piero Chiambretti, proprio a lui, capirete ancora di più chi è Marcello Dell'Utri.....

PS: chi vuole mandarmi segnalazioni per questa rubrica, mi mandi un'e-mail a :

libero83@splinder.com, oppure lasciando un commento

 

 

venerdì, 21 settembre 2007,09:42
 

                                                                                            non cedere al pizzo

 

 

Stamattina ho assistito a un dibattito su rai news 24, conduceva da dalla sede rai di Palermo Corradino Mineo, e in studio reano ospite Lirio Abate, e in collegamento telefonico il sindaco di Gela Rosario Crocetta. In questo dibattito si parlava soprattutto di come in Sicilia siano aumentati gli imprenditori e i commercianti che hanno denunciare i boss che li costringono a pagare il pizzo. E dei segnali confortanti ci sono, come ad esempio l'imprenditore, che in un processo a Palermo, ha deciso di raccontare e quindi denunciare quei boss che lo costringevano a pagare il pizzo , e alla fine della sua testimonianza, c'è stato l'applauso di tutta la gente che era venuta ad assistere al dibattimento, segno che erano persone che vogliono veramente che la loro terra sia libera da questo veleno chiamato cosa nostra. E inoltre c'è stato la dichiarazione del sindaco di Gela, dove lì, dove un tempo questa città veniva soprannominata come il regno delle estorsioni, ora invece, grazie a molti interventi decisi da parte dello stato, ma anche grazie a quelle associazioni anti racket, ora sono aumentati, soprattutto a Gela il numero di imprenditori che si sono decisi, attraverso la giustizia, ma soprattutto grazie alle associazioni anti racket, di dire no al pizzo.


Lo stesso Tano grasso, presidente dell'associazione anti racket, ha poi precisato che c'è comunque molto, parecchio lavoro da fare, ma che ora i risultati si cominciano piano piano veramente a vedere. Ad esempio la Campania e la regione con più denunce di estorsione, nonostante che a Casal di Principe, abbiamo assistito alle bruttissime immagini di pseudo imprenditori locali, che prima scimmiottavano Roberto Saviano, e poi li dicevano che la camorra non esiste. E non dimentichiamoci che in Calabria, purtroppo le denunce all'antiracket, sono quasi pari allo zero, insomma di lavoro da fare ce ne ancora.

E voglio anche ricordare chi per denunciare l'estorsione ai propri danni, come Libero Grassi.


Ma considero comunque questi segnali molto positivi, e mi rivolgo soprattutto ad Antonella Marcantoni e a Luigi Iovino, che nonostante le difficoltà, si può comunque denunciare il pizzo, e spero che quello che è successo a Palermo, non sia solo un' episodio e che anzi possa essere soltanto di un'inizio di un movimento che possa veramente quello che è di fatto il maggior intrito delle mafie.


Per concludere vi consiglio di andare a leggervi quest'altro bello esempio di come si possa denunciare il pizzo, in questo caso si tratta di un'imprenditore di Mondello, l'ho trovato sul sito del de l'espresso Sicilia, l'autore dell'articolo è Salvo Palazzolo.


 

«In questo cantiere non voglio vedere nessuno. Uscite tutti», urlava l´estorsore con la pistola alla cintola. Accadeva il 17 luglio. Gli operai fuggirono subito, spaventati. Solo il geometra restò al suo posto, e fu picchiato a sangue. Ma non è servito a nulla ai boss.
L´ultima offensiva del racket - sui cantieri di ristrutturazione delle ville di Mondello - ha trovato un fermo oppositore. Un costruttore edile ha deciso di non pagare i 10 mila euro che l´estorsore chiedeva. Ha fatto di più, anche grazie al sostegno di Addiopizzo e della Federazione antiracket: ha denunciato il ricatto alla squadra mobile, poche ore dopo il pestaggio del geometra. Alcuni suoi collaboratori hanno fatto la stessa scelta, fornendo ulteriori indicazioni agli investigatori. E presto ha avuto un nome quell´esattore dal destro facile: si tratta di Domenico Ciaramitaro, 33 anni. La squadra mobile diretta da Piero Angeloni lo ha arrestato martedì pomeriggio, con l´accusa di tentata estorsione ai due cantieri di Partanna Mondello e Addaura, dove l´imprenditore sta ristrutturando delle villette.
Il provvedimento di fermo, firmato dal sostituto procuratore Gaetano Paci, va però oltre quegli episodi di intimidazione. Ciaramitaro era uno dei fidati di Antonino Nuccio, il messaggero del padrino Francesco Franzese, arrestato la settimana scorsa dalla polizia dopo un anno di latitanza. Per Nuccio e Franzese, Ciaramitaro era un abile factotum, al completo servizio della famiglia.
Nel cantiere di Partanna arrivò la prima volta a maggio: «Mettetevi in regola», disse con tono gentile. Venti giorni dopo quantificò: «Dovete pagare diecimila euro». Ma visto che nessuno gli offriva saluti deferenti mostrò la pistola alla cintola e urlò: «Non fate finta di niente. Voi avete capito benissimo». E ancora: «Dovete sospendere i lavori, il cantiere non è in regola, può volare qualcuno dal ponteggio, dovete dire al principale di sospendere i lavori e che si metta in regola». Presto arrivarono anche minacce di morte più esplicite: «Prima ammazzo quello, poi l´altro». La richiesta era scesa da 10 mila a 8 mila, ma le minacce erano aumentate.
Il numero di targa della moto dell´estorsore ha portato dritto a lui. Poi, i poliziotti non l´hanno perso di vista un attimo. E la rete degli affari mafiosi a Partanna Mondello si è andata delineando con precisione. Gli ultimi pizzini trovati nel covo di Franzese hanno confermato: i lavori di ristrutturazione per le villette di Mondello hanno rappresentato negli ultimi mesi una grossa voce di entrata per il bilancio del clan Franzese. Lui, il killer che era diventato reggente di Partanna, scriveva con devozione a uno dei suoi capi, Sandro Lo Piccolo: «Carissimo e adorato padrino», esordiva. E salutava con reverenza: «Ti mando un abbraccio forte forte al cuore e ti do un bacione affettuoso. Un saluto affettuoso anche per tuo padre e per la tua stimatissima famiglia». In mezzo, quattro pagine fitte, scritte a stampatello, di affari e progetti.
Il questore Giuseppe Caruso è soddisfatto per l´ultimo arresto: «Potremmo essere davanti a una vera e propria svolta culturale. La collaborazione di quest´ultimo imprenditore è un segnale molto positivo che ci fa ben sperare nella voglia di collaborare dei palermitani onesti». Ribadisce l´associazione Addiopizzo: «A una settimana dall´incendio che ha devastato il deposito della Guajana Ferramenta, non poteva esserci risposta migliore».
È un coro di plausi per l´imprenditore che ha denunciato. Giovanni Felice, presidente di Confesercenti Palermo, coglie un segnale di speranza: «Tutto ciò dimostra che si può dire di no agli estorsori, e che questi finiscono in galera». Il senatore Costantino Garraffa, componente della commissione antimafia, mette in rilievo il contributo offerto dalle indagini: «L´opera meritoria delle forze dell´ordine e della magistratura - dice - sta creando un importante circolo virtuoso. Adesso, però, è necessario che questi imprenditori non vengano lasciati soli».

(09 agosto 2007)


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martedì, 18 settembre 2007,08:57
                                                                                           saviano a casal di principe

Come forse voi sapete, ieri Roberto Saviano, e ritornato nel suo paese d'origine, Casal di Principe, dove lui, insieme a Bertinotti, Lirio Abate e i ragazzi di Locri, ha approfittato dell'inaugurazione del nuovo anno scolastico per manifestare contro la camorra, quel veleno che sta disintegrato la nostra povera Campania, e afferma a chiare lettere che non bisogna avere paura di loro,dei Casalesi, quella dei Schiavone, dei Bidognetti, dei Zagaria perché loro, e lo dice a chiare lettere <<non valgono niente, stanno distruggendo tutto quello di buono che la nostra terra offre>>.Roberto ha poi fatto notare che il processo nominato “spartacus”, cioè quel processo che ha condannato i clan Casalesi degli Schiavone e dei Bidognetti, come numero di imputati e di accuse, era addirittura quasi il doppio dello storico maxi processo di Palermo, e lo stesso processo ha dimostrato nelle sentenze che i Casalesi avevano un volume d'affari che andavano oltre il semplice traffico di droga e omicidi, ma che avevano il vero punto di forza nel cossidetto business del cemento, e quindi negli appalti non solo in Campania, ma soprattutto nel nord, precisamente in Lombardia e in Emilia Romagna, eppure nonostante ciò la notizia, che in un paese normale avrebbe occupato le notizie di tutti i tg e giornali a livello nazionale, in realtà ha avuto spazio soltanto in brevissimi trafiletti nei giornali locali, ma guarda un po'!Il messaggio era rivolto soprattutto ai giovani di casal di principe, quei ragazzi che possono dare un serio contributo per cambiare le cose.


Ma poi a rompere le uova nel paniere, intorno a una bellissima manifestazione, ci sono stati i soliti cafoni ed ignoranti, quelli che per la cronaca benedicono i camorristi più di gesù cristo, ma ancora più clamorosa erano gli insulti di alcuni “picchiachielli” che si definiscono “giovani imprenditori”, che hanno detto che Saviano e qui solo per farsi pubblicità e per entrare in politica. Non hanno capito niente questi ultimi, hanno il cervello e i polmoni invasi dal profumo di morte che significa denaro, e come se non bastasse ci metteva di mezzo pure la cossisetta popolazione civile che diceva una frase antica, che da tanto tempo non sentivo <<la mafia non esiste>>.


Personalmente, io questa gente, e mi dispiace ammetterlo ma sono sincero al 100%, comincio a detestarla, più degli stessi camorristi, come ho peraltro ho già detto in un commento in un post del blog di comicomix, comincio veramente a non sopportarla più, e credetemi, ve lo dice uno che ci ha nato e cresciuto per 20 anni da quelle parti, e che questa aria fetida di camorra, di cattiveria e di ignoranza la sentiva praticamente ogni giorno.


Vorrei fare due appelli: il primo a questi”giovani imprenditori”, magari voi tutti insieme potete fare una specie di ramadan e pregare come un dio Michele Zagaria e ringraziarlo per il il suo fetido odore di denaro, che in realtà e morte, che ogni giorno vi offre, e per la cronaca lo stesso Saviano ha anche aggiunto che gli stessi Casalesi << non si riconoscono nel termine camorrista, ma si considerano degli imprenditori. Dicono di essere degli imprenditori che usano tutti gli strumenti per poter raggiungere il loro obiettivo». E alla stessa pseudo popolazione civile dico di smetterla con questa ipocrisia religiosa, quando benedite dio santa Maria o qualche altro santo locale, piuttosto fate una chiesa dove benedite come un dio questa gentaglia, oramai è chiaro che per voi questa gente è come un dio, per la cronaca uno che veramente era credente e soprattutto voleva ripulire questa ondata di monnezza dal sua casal di principe, si chiamava don Peppino Diana, che con tutte le sue forze invitava la gente a ribellarsi a questo veleno, ma puntualmente fu lasciato solo, e inevitabilmente ucciso. E quindi per voi è un'enorme felicità fare santi questo marciume di gentaglia e poco importa se questa gente provoca morte e dolore, sono e rimangono brava gente. E basta dire che è soltanto colpa dello stato, e del fatto che tutto il mondo ci prendono in giro, perché ce lo meritiamo.


Vorrei anche dire che vedendo i tg nazionali stamattina, i relativi servizi su questo importante avvenimento, non andavano oltre di 5-10 secondi e qualche parolina di circostanza, questo a dimostrazione della voglia quasi nulla di occuparsi della lotta alle mafie di questa pseudo informazione, per fortuna ho trovato sul sito del corriere della sera un resoconto abbastanza completo della giornata, se vi interessa questo è il link:


http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/09_Settembre/17/saviano_Gomorra_casal_di_principe_contestato.shtml



Volevo anche aggiungere che tra la folla era presente c'era addiritura il padre di “sandokan” Schiavone, e tutta quella massa ingorante pretendeva addiritura che lo stesso padre del camorrista salisse in palco per disturbare la discussione, guardate è meglio che non aggiungo altro su questa gentaglia, l'ho già detto in precedenza, e d'altra parte, avevo già scritto un precedente post “jurassic Naples”, su questi “signori”.


Con questo non voglio fare il solito luogo comune che la Campania e il sud in generale siano solo mafie, ma fino a quando le persone che amano veramente la loro terra e detestano questo veleno verranno lasciate sole, in balia di questi cavernicoli, allora prospettare una possibile rinascita del sud sarà praticamente impossibile.


Scusate, ma avevo bisogno di sfogarmi, non ne posso più di vedere la mia terra soffocare intorno a questa cappa di ignoranza e di morte, e ve lo dice uno che spera sempre che un giorno la gente cominci a veramente a capire e che magari il peso dello stato cominci veramente a farsi sentire.


Concludoi dicendo che gente come Roberto Saviano, ma anche Lirio Abate, ma anche quei cronisti di strada, che ogni giorno fanno vere e proprie indagini a tutto campo intorno al mondo delle mafie per informarci giorno dopo giorno dello sviluppo nella lotta alle mafie, indagini che ad esempio facevano Giancarlo Siani, Mario Francese, Peppino Impastato, Mauro de Mauro, Beppe Alfano, Beppe Fava e altri che purtroppo non sono più tra noi. Ecco spero veramente che noi Italiani ci accorgiamo di persone come appunto Saviano e Abate che stanno di fatto sacrificando la loro vita, per farci conoscere il vero universo degli affari della mafia. E non dimenticherei i pm di Napoli Cantone, quello di Reggio Calabria De magistris, e quello di Palermo Ingroia e tanti altri, che cercano di salvare lo stato da questi veleni, peccato però vengano lasciati soli da quest'ultimo.


Ecco, penso che tocchi soprattutto a noi non lasciarli soli, e far capire allo pseudo stato che queste persone sono un vero patrimonio dello stato, e non meritano che vengano lasciati soli, e dobbiamo incominciare a ribellarci all'uomo che con tanta precisione sta praticamente uccidendo la giustizia, a suon di indulti e altro, e non dimentichiamoci che le stesse procure e distretti di polizia addirittura non hanno neanche il carburante per gli inseguimenti e neanche il materiale cartaceo per scrivere i verbali!!!!!!!!!!!!!! E vorrei anche dire alla confidustria, che è inutile punire soltanto chi paga il pizzo, e si lasciano tranquilli chi con l'estorsione c campa, perchè altrimenti è tutto inutile


Se veramente noi popolazione civile vogliamo contare qualcosa, dobbiamo ribellarci sul come lo pseudo stato faccia morire la giustizia e anche ribellarci sul come la nostra pseudo informazione tratti queste notizie con assoluta superficialità, perché altrimenti se ci comportiamo come i cavernicoli di casal di principe, mi dispiace dirlo, le nostre future generazioni, saranno morte ancora prima di nascere. Scusate il mio sfogo ma ne avevo bisogno.


Forza Roberto, volevo solo dirti che nonostante ciò che hai subito dalla tua gente, sappi che non sei solo, e che insieme a me, tanta gente ti stima e ti incoraggia e di non mollare e di andare dritto per la tua strada, l'Italia ha bisogno di gente come tè! E anche grazie a te che mi sento rinato, e con una grande voglia di sentire la mia voce contro questa monnezza chiamata omertà, nonostante io personalmente sto attraversando un momento non facile dal punto di vista della salute.


FORZA ROBERTO! NON MOLLARE!!!!! I CAMPANI, QUELLI VERI, SONO TUTTI CON TE!!!!!!!!!

lunedì, 03 settembre 2007,09:15
 

Quando ci sono di mezzo interessi politici ed economici, la giustizia c'è sempre, oramai è un fatto assodato, e la stessa giustizia ha di fatto dichiarato legale l'usura.


Dopo l'esempio di Antonella Marcantoni, ecco un' altro esempio di una vittima innocente,è la vittima stavolta è Luigi Iovino, che ha fatto semplicemente quello che riteneva giusto, e cioè affidarsi alla legge, e non farsi soffocare dal mortale abbraccio della piovra chiamata usura, nella quale sono protagonisti soprattutto la curia arcivescovile di Napoli(ma guarda un po', ancora una volta i santissimi vescovi di mezzo), oltre alle solite imprese di cemento che lavorano per la camorra, protagonisti della solita speculazione edilizia, avvenuta a Casalnuovo. Ma quello che mi colpisce di più, e che in questa storia, in un certo senso i veri camorristi soni GIUDICI!!!!!!!!!!


Perché dico questo? Vedevi il video qui sotto e capirete il perché..........

 

 






Vi consiglio anche di fare una visita al sito di Luigi Iovino


http://www.luigiiovino.it/


Esprimete liberamente le vostre opinioni

Ringrazio tantissimo UTO per la segnalazione

 

A proiposito, fantasmino Mastella, sò che per tè è difficile, ma se ci sei batti un colpo, lò so che dirlo è inutile, però...... 


PS: la rubrica “gambe aperte” è sempre a vostra disposizione, segnalatemi io migliori scoop di studio aperto, andate sulla categoria “gambe aperte”. Grazie tantissimo per le segnalazioni!




by libero83 | commenti (5) | commenti (5)(popup)
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martedì, 21 agosto 2007,10:04
 

La signora Antonella Marcantoni, ha avuto una sola grande colpa: quello di essere stata fiduciosa nelle istituzioni fantasma. Antonella è una giovane architetto di Fermo, ma che è stata vittima dell'usura, una delle tante vittime Italiane dei sistemi delle nostre care mafie, che ti strozza e ti toglie tutto quello che hai faticosamente guadagnato in anni di duro lavoro e sacrificio, ti uccidono lentamente, ma ti fanno credere che pagandoli hai più possibilità di vivere, ma non ti accorgi che stai morendo. Ma Antonella non si è voluta arrendere a tutto questo, e ha prima denunciato questi signori al associazione anti-racket e alla magistratura e.....

Volete sapere come è andata a finire questa bella storia di ordinaria follia, l'ennesima storia oscurata dal nostra meravigliosa pseudo-informazione? Leggete questo articolo tratta da “antimafia 2000 “.


 

 

marcantoni 

Una volta letto l'articolo vi dico solo una cosa: Questa storia mi ha dato la conferma che lo stato in realtà non esiste, è solo un' ectoplasma, oramai le mafie ci governano e noi facciamo finta di non vedere...................  Per il resto esprimete liberamente le vostre opinioni lasciando un commento.