lunedì, 17 settembre 2007,08:55

                                                                                        pasolini

 

 

Ho letto e commentato l'ultimo post di effeci, e si parlava di Pierpaolo Pasolini, uno dei personaggi rappresentativi ed enigmatici che l'Italia ricordi, le sue poesie nascondevano mille significati, mille contraddizioni, ma sapeva al tempo stesso capire che cos era realmente l'Italia. Sempre imprevedibile e controcorrente, ma al tempo stesso le tue parole ti fanno sempre riflettere, nel bene e nel male quando ad esempio, dopo la contestazione studentesca nella “battaglia di Valle Giulia”, in cui difende i poliziotti, di origini proletarie, dall’attacco dei giovani contestatori, figli della borghesia e classe dirigente di domani, oppure realizza veri capolavori come ragazzi di vita.


Come forse voi sapete, Pier Paolo Pasolini fu ucciso la notte del 1 novembre 1975, e le indagini furono concluse con la colpevolezza di Pino Pelosi, che confessò di aver ucciso Pasolini, soltanto per difendersi dal suo tentativo di avere un rapporto sessuale con lui, anche se fin dall'inizio si avevano grandi dubbi sulla sua effettiva colpevolezza, secondo molti infatti la confessione di Pelosi, in realtà era falsa, e che è servita per coprire i veri colpevoli dell'omicidio, secondo loro i veri responsabili erano gruppi fascisti ed anarchici. Poi però a sorpresa, se non mi sbaglio 2 anni fa, lo stesso Pelosi ospite di una trasmissione di Franca Leosini, confessò che in realtà la sua confessione era falsa, ma che è stato costretto a dare quella versione, perché altrimenti secondo lui, lo avrebbero minacciato di uccidere lui e i suoi genitori. Insomma la morte di Pasolini è e resta un grande enigma, così come lo era per altro lo stesso personaggio.


Girando su internet, ho poi trovato quello splendido articolo che lui stesso scrisse sul corriere della sera , “io sò” dove affermava di sapere i veri responsabili delle stragi, soprattutto quella di piazza fontana, e delle altre che portavano la firma della cossidetta “strategia della tensione”. In un certo leggendo l'articolo, ha anch'io la netta sensazione che noi in realtà già sappiamo chi sono i responsabili delle stragi ad esempio, di Ustica, Bologna, la funivia precipitata in Trentino causa manovra assurda di due caccia Americani, dove sono morte 22 persone e altre, oppure ancora anni prima la strage di portella delle ginestre,piazza Fontana, l'italicus, piazza della loggia(peraltro di quest'ultima si era occupato proprio ieri sera blu notte). Ma purtroppo come ben sappiamo le possibilità di ottenere giustizia vengono ammazzate con un'arma chiamata “segreto di stato”.


Ora diamo la parola al poeta Pasolini con “io so”, dove lo stesso poeta avvisa che abbiamo subito un vero colpo di stato, altro che il tentativo fallito del “golpe” di Junio Valerio Borghese, che peraltro si voleva servire della collaborazione di cosa nostra e n'drangheta.


Cos'è questo golpe? Io so

di Pier Paolo Pasolini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.


sabato, 01 settembre 2007,11:06
 

libro di calabresi Ieri su la 7, ho visto l'intervista di Antonello Piroso, a Mario Calabresi, corrispondente dall' America per “repubblica”, che presenta il suo ultimo libro “spingendo la notte più in là”, che racconta non solo i drammatici anni 70, meglio riconosciuti come gli “anni di piombo”, cioè quelli del terrorismo, anni dove venivano fuori terroristi di destra e sinistra, ognuno con una diverso modo di uccidere, con il metodo stragista quello di destra, e tra loro ricordiamo “ordine nuovo”, e quello di sinistra, che al contrario optavano per omicidi, diciamo “più selezionati” e tra loro ricordiamo le brigate rosse.


Lo stesso Calabresi, nel suo libro, racconta della sua drammatica infanzia, segnata dalla morte del padre, Luigi, ucciso il 15 dicembre 1969, ma secondo lo stesso Mario, suo padre è stato già ucciso, metaforicamente parlando, il 17 maggio 1972, quando precipitò da una finestra della questura di Milano Pinelli, che allora fu arrestato, per essere uno dei presunti responsabili della strage di piazza Fontana, e per quel assassinio fu accusato lo stesso commissario Calabresi, e la sua condanna a morte, fu di fatto firmata da giornalisti e intellettuali, nonostante che le stesse indagini accertano che il commissario Calabresi non era presente nel suo ufficio quando successe il drammatico fatto.


Mario Calabresi, poi nel libro racconta il ruolo fondamentale della madre, che insegna a non coltivare il rancore, perché altrimenti ti consuma automaticamente, tenendo anche presente, che le altre famiglie vittime del terrorismo, anche loro piangeranno i loro cari, e che gli stessi figli non potranno più conoscere i loro padri o madri.


Insomma, davvero un libro molto interessante, spero di riuscire a trovarlo in biblioteca, e ve lo consiglio a anche a voi.


Purtroppo, non posso farvi vedere l'intervista di Piroso con Calabresi, ma vi posso fornire comunque il video di una puntata di “otto e mezzo”, con Giuliano Ferrara, dove Calabresi racconta il libro e la sua drammatica testimonianza, questo è il link, dove potete vedere il video:


http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=ottoemezzo&video=2027



giovedì, 23 agosto 2007,09:05

 

Oggi , 23 agosto dovrebbe essere una data importante, per tutti noi italiani, ma vedo che purtroppo non è così. E de sbagliato, perché quel maledetto giorno, due persone, due Italiani, due dei tanti emigranti, che speravano, una volta giunti in quella terra promessa che si chiama Stati Uniti d'America, di vivere in un paese giusto,democratico, aperto a tutti, insomma, il paese ideale, per vivere e per far crescere i propri figli.

 

Sto parlando della terribile vicenda di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, che quel maledetto 23 marzo del 1927, sono stati condannati a morte con la sedia elettrica, una mostruosa     pratica di giustizia, ancora oggi praticata, ma che francamente, soprattutto oggi che siamo nel 2007, non può più essere tollerata. Ma lo trovo ancora più assurdo il modo in cui Sacco e Vanzetti, sono stati condannati, ufficialmente per l'omicidio di due persone durante una rapina. Subito dopo ci furono delle proteste incredibili in tutto il mondo. Accuse rivolte soprattutto alla corte accusata di faziosità dettata da motivi razziali e politici. Ma la stessa corte assassina non tornò indietro nella sua brutale decisione, e il 23 marzo 1927 Bart e Nick, così furono chiamati Sacco e Vanzetti in America, sono stati condannati a morte dal tribunale di un paese che ha così dimostrato che tutte le belle parole di libertà e uguaglianza, erano solo sulla carta. Ma il clamoroso e che prima dell'esecuzione, si è scoperto come le prove portate in tribunale erano clamorosamente false, e soprattutto ci fu la confessione del vero assassino, nonostante tutto la giustizia assassina proseguì per la sua strada. Negli anni a seguire si scoprirono poi i veri motivi dell'orribile esecuzione, e cioè politici ma soprattutto razziali. In poche parole Sacco e Vanzetti erano anarchici molto attivi, ma la vera motivazione, secondo me e che erano Italiani, semplicemente questo.



Questa terribile storia, è importante ricordarla perché riguarda tutti noi, soprattutto riflettiamo quando pensiamo che chi ha compiuto il fatto grave sia sempre lo straniero,Erba ne è una prova, oppure quando si “pulizia etnica” nel caso di Gentilini,sindaco di Treviso, in paesi normali si sarebbe parlato per settimane di queste orribili parole, degne del nazifascismo, ma si sa, per tg e giornali, il bilionare o il finto simpatico Valentino Rossi hanno sempre e comunque la prima pagina, e non dimentichiamoci di Borghezio..........



Per questo continuo a ripetervi di non dimenticare questa storia, perché riguarda tutti noi a mio modo di vedere.



Approfitto di questo anniversario per invitare tutti voi a firmare la moratoria contro la pena di morte, una forma di giustizia barbara, che è tutto tranne appunto una forma di giustizia, questo è il link http://www.nessunotocchicaino.it/areautenti/firmaonline.php



E per concludere, vedevi  i due filmati ad inizio post, sono due astratti del bellissimo film di Giuliano Montaldo, dedicato a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, che sbarcati nella terra promessa chiamata promessa pensavano di trovare la vita ed invece....... il film è suddiviso in due parti, il filmato è la 1 parte, il secondo la 2 parte.

Esprimete liberamente le vostre opinioni

PS: nel filmato lo speaker sbaglia la data dell'esecuzione, non è il 23 settembre ma è il 23 agosto

 

sacco e vanzetti



 


lunedì, 20 agosto 2007,09:00
 

Trascorrendo le vacanze nelle montagne del Veneto, ho avuto la possibilità di conoscere alcuni monumenti dedicati alla 1^ guerra mondiale, del periodo del 1914-18, dove dei coraggiosi Italiani, anche grazie all'aiuto degli alleati Britannici, riuscirono a scacciare gli invasori Austrio -Ungarici. Una guerra che, come tutte le guerre, sono costate tante, tantissime vittime.


Prima di tutto ho visitato il museo dedicato alla guerra del 1914-18, ad Asiago, dove ho avuto la possibilità di vedere oltre che ai reperti di armi varie usate dai soldati per combattere la guerra, anche esposte nelle vetrine le divise dei soldati, i loro elmetti di protezione, le maschere anti gas, i binocoli per individuare il nemico, addirittura tutto l'occorrente per mangiare, con le posate e i piatti di allora, l'occorrente per medicare e così via. La cosa che più mi ha impressionato e che le stesse divise e elmetti da combattimento avevano ancora i buchi provocati dal fuoco nemico, e che le stesse armi e gli stessi oggetti sono rimasti usurati, per dare al visitatore una dimostrazione dell'utilizzo di codeste armi o oggetti durante la guerra. Ma la cosa che mi ha reso veramente coinvolto e vedere veramente dal vivo tutto questo, con i miei occhi, in precedenza ho potuto farlo solo con le fotografie dei libri di storia, e credetemi non è la stessa cosa, vedere dal vivo tutte quelle divise, armi e oggetti vari, ti dà un altro significato di cosa sia la guerra............

museo


purtroppo non posso mostrarvi le immagini dei reperti, accontentatevi dell'ingresso, che comunque è suggestivo

 

Mentre queste  immagini suggestive sono dei cimiteri dei caduti, soprattutto Italiani, Austrio-Ungarici ed inglesi.


Le immagini qui sotto sono del cimitero di Roana, in provincia di Vicenza


le lapidi dei morti Italiani ed austrio- ungarici, se notate bene, in molte di queste lapidi non c'è un nome ed un cognome, ma semplicemente la scritta “Ignoto”, con la sola bandiera ad identificarli.1915 18

 

Mentre queste sono le immagini del cimitero Inglesi di Boscon (VI), in queste lapidi, ci sono nomi e cognomi di giovani ragazzi, provenienti dal regno di sua maestà, la maggior parte di loro giovanissimi, che hanno sacrificato la loro giovane vita, in difesa della nostra libertà, non dimentichiamoli.

Ingresso cimitero Inglese boscon

 

lapide memoria caduti inglesi

interno cimitero inglese

by libero83 | commenti (9) | commenti (9)(popup)
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