C'era una volta quella procura di Palermo, dove lavorava, tanti anni fa, uno straordinario pool di magistrati creato da Rocco Chinnici e dopo la sua morte comandato da Antonino Caponetto. In quel pool lavoravano magistrati come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Leo Guarnotta, Giuseppe Di Lello e Antonio Ingroia, e aggiungiamoci anche i “super” poliziotti Cassarà e Montana.
Quel pool ottene risultati straordinari nella lotta a cosa nostra, sebbene lo stesso psudo stato non faceva granché par andargli incontro, visto che già all'epoca l'unione tra mafia e politica era già molto forte, e accompagnata anche da un certo scetticismo dal opinione pubblica.
I risultati più sorprendenti furono la scoperta del giro di droga internazionale che verrà poi denominata “pizza connection”, per non parlare degli affari sugli appalti dei Corleonesi, la stessa complicità delle banche e delle istituzioni e le “memorabili” imprese della politica Siciliana sempre più collusa con Cosa Nostra, tra cui il famoso “sacco di Palermo” la più famosa speculazione edilizia mai accaduta in Italia, e trovò nei suoi artefici, l'allora sindaco democristiano non che grande pupillo di Belzebù Andreotti Salvo Lima, e il vice fedele di quest'ultimo Vito Ciancimino, e non dimentichiamoci degli”esattori” della mafia, i democristiani Nino e Ignazio Salvo.
Tutte queste operazioni portò all'arresto di oltre 300 persone tra politici e mafiosi, tra cui l'allora capo dei Corleonesi Luciano Liggio, e furono condannati parecchi all'ergastolo in quel famoso maxi processo di Palermo, anche se poi ci sarà quel famoso processo “spartacus” che addirittura supererà come numero di imputati e condanne, in questo caso contro il clan Campano dei “Casalesi”.
Ma come detto purtroppo questo appartiene al passato, anche perché quel grandissimo pool fu letteralmente distrutto negli da Antonino Mele e Giuseppe Pignatone poi. E i due in pratica tornarono al vecchio modo inefficace nell'indagare sulla mafia, e cioè quello di indagare soltanto sulle famiglie mafiose, lasciando stare i legami politici.
Dopo 25 anni la distruzione del pool è stata completata, ora la procura di Palermo è diventato praticamente il nulla, con indagini e processi bloccati da non so quanto tempo e addirittura magistrati che si odiano uno con l'altro e che addirittura lanciano segnali attraverso i comunicati stampa.
Da una parte ci sono i magistrati che accusa l'altra parte di essere dei “massimalisti, cioè quei magistrati che hanno seguita la cosiddetta linea Caselli, cioè quella dei processi ai politici, quindi attaccare il vero punto di forza del potere di cosa nostra, e cioè il legame con la politica, ma come ben sappiamo,quasi tutti i processi in questo senso sono finiti o con l'assoluzione o con la prescrizione.
E dall'altra parte si accusa il cossi detto sistema di Piero Grasso, l'attuale capo della direzione dell'antimafia,quest'ultimo è stato accusato dai suoi stessi colleghi di affidare le indagini a pochi, di avere impedito “circolarità delle informazioni, quest'ultimo vero punto di forza del pool di Chinici-Caponetto, ma soprattutto quello di aver concentrato le indagini soltanto sul potere militare di cosa nostra, escludendo i rapporti Politici e quello degli affari.
Oramai la procura di Palermo è diventato il nulla assoluto con pm, magistrati ecc che non si rivolgono più la parola se non per farsi i dispetti. Volete un esempio pratico?
Ad esempio, nel processo Cuffaro ci sono pm che vorrebbero condannarlo per associazione mafiosa, e altri di favoreggiamento a cosa nostra, e intanto Totò perché vede sempre più aperta la possibilità di uscirne di uscire dal processo con un nulla di fatto. Oppure basta pensare che quando succede un omicidio di mafia, lo steso funzionario della polizia o dei carabinieri, non sa a quale magistrato rivolgersi, perché intanto gli stessi magistrati litigano come dei bambini per vedere chi prende per primo l'indagine su quel delitto di mafia, con il risultato che lo stesso funzionario, è costretto a riferire dello sviluppo delle indagini addirittura a 7 magistrati diversi, con il risultati che questi 7 magistrati hanno tutti delle teorie diverse, e l'indagine si conclude nel nulla.
Oramai ci vuole poco per capire che di quel fantastico pool che vi ho raccontato ad inizio post non è rimasto praticamente nulla, neanche le briciole, con il risultato che ora le cosche si tranquillamente riorganizzando per il dopo Provenzano (e ricordiamo che proprio per questo c'è una specie di duello tra due boss entrambi latitanti, Matteo Messina Denaro e Giuseppe Lo Piccolo), e gli stessi politici fedeli alle cosche possono tranquillamente festeggiare con loro, e con la loro poltrona sempre più salda.
Ora vi voglio proporre un estratto di un articolo di Giuseppe D'Avanzo su “repubblica”:
<<La verità e che, nel duello, è in discussione, al di là dei caratteri, delle culture, delle ambizioni personali, delle idiosincrasie, una questione decisiva, la risposta alla domanda: Che cosè la mafia?
Una società segreta o un network di relazioni? E' popolare o borghese? E soltanto violenza “militare” o soprattutto concertazione sociale, politica, economica? Soprattutto: è un potere onnipresente in grado di dominare tutte le altre forme di regolamentazione statale o è soltanto una delle forze “sociali” che agisce nel territorio dell'isola riproducendosi come la muffa, in forma parassitarie, nell'ombra umida dell'esercizio del potere? E quindi una volta definita cos'è la mafia, quale nome criminale assegnare alla rete di relazioni e con quale responsabilità criminale assegnare alla rete di relazioni e con quale responsabilità penale punire i confini dove quei mondi si incontrano? Quale deve essere l'obbiettivo specifico nella lotta a Cosa Nostra?>>
E incredibile! Leggendo quest'articolo, ho la sensazione di essere tornato indietro di 50 quando si diceva che “la mafia non esiste”! E assurdo tutto ciò.
A proposito, complimenti procura di Palermo, verso il nulla e...BASTA!
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