
Domenica ho visto una puntata di “blu notte” di Carlo Lucarelli, che trattava la storia di cosa nostra a Trapani, eche come al solito lo scrittore ha documentato con grande maestria. E un documentario impressionante, che dimostra come Trapani e provincia svolgano un ruolo strategico determinante per le strategie di cosa nostra e che non a caso viene definito ancora oggi”lo zoccolo duro della mafia,A Trapani si sono svolte alleanze tra cosche Trapanesi ed i Corleonesi, soprattutto le cosche più fedeli a loro sono state quelle dei Santapaola e dei Messina Denaro, e le cosche Trapanesi hanno avuto un ruolo fondamentale, prima nel vincere la guerra contro le famiglie avversarie degli Inzerillo e Bontate e quindi nella scalata alla cupola di cosa nostra da parte dei Corleonesi. Proprio Matteo Messina Denaro, figlio del boss Francesco, aveva prima sostituito dopo la sua morte a capo della medesima famiglia, ed ora con ogni probabilità, è diventato il capo assoluto della cupola di cosa nostra dopo l'arresto di Bernardo Provenzano.
A trapani per la cronaca sono stati commessi, purtroppo anche omicidi eccellenti, come quello del sostituito procuratore di Trapani Caccio Montalto, che aveva avuto il grande merito di essere tra i primi ad aver scoperto il sistema d'appalti di cosa nostra in tutta Sicilia, la complicità degli istituti di credito Siciliano nel riciclaggio di denaro sporco e soprattutto l'aver scoperto' l'enorme traffico di droga che girava dall'Italia agli stati uniti e che la stessa inchiesta chiamata”pizza connection” rileverà che il ricavato di quest'affare internazionale era di centinaia e centinaia di miliardi di lire e dollari, un volume di denaro da far rabbrividire lo stato.
E ci sono stati alt altrettanti fatti incredibili, come l'omicidio fallito al giudice Palermo a Pizzolungo, l'obbiettivo era quello di farlo saltare in aria, lui e la sua scorta, attraverso un carico di tritolo all'interno di una Wolfsvagen golf rubata apposta per l'occasione. Il giudice e la scorta sopravvissero, ma purtroppo al loro posto furono uccisi la madre e i tre fratelli di Margherita Asta, che hanno avuto la drammatica sfortuna di essere passata davanti a quella golf proprio nel momento di eslodere, facendo involontariamente da scudo al giudice e alla scorta. Ma la cosa che mi sconvolge, e che il sindaco di Trapani disse dopo la tragedia quella maledetta frase “la mafia non esiste”, nonostante tutto quello che è successo il giorno prima.
E dalle parti di trapani c'è stato anche l'omicidio di Mauro Rostagno, fondatore di ordine nuovo insieme ad Adriano Sofri, condannato per l'omicidio del commissarioCalabresi, e di cui faceva parte anche purtroppo, anche il futuro brigatista Renato Curcio. Ma Rostagno per fortuna non è stato solo questo, infatti dopo un'esperienza in India, si trasferì in Sicilia, e da lì creò la comunità per ragazzi che volevano usire dalla tossicodipendenza denominata “Samann”, e con questi ragazzi lavorò anche per l'emittente locale di Trapani “radio tele cine”, dove denunciava, senza guardare in faccia nessuno, le collusioni tra mafia e politica. E forse questo impegno li costò caro. Il 26 settembre 1988 fù ucciso in una agguato a contrada Lenzi. Sul suo delitto sono state seguite varie piste, tra cui quella di una presunta vendetta degli ex compagni di ordine nuovo, per aver lasciato il movimento, ma anche la stessa pista mafiosa. Ma poi nella stessa puntata di blu notte, l'ex procuratore Garofalo, disse anche che ci poteva essere la possibile complicità dei servizi segreti, questo a causa di uno scoop che Rostagno stava preparando, e che testimoniava attraverso un video di una consegna in un' aereoporto abbandonato, o meglio di uno scambio, armi in cambio di soldi tra agenti del sid e mafiosi, e guarda un po' che caso, quella videocassetta, dopo l'omicidio, è sparita....
E nella stessa puntata, Lucarelli, ha documentato anche la drammatica storia di Rita Atria, figlia del boss di Partana, e che decise di testimoniare, giovanissima, davanti al giudice Borsellino, e gli ha riferito tutte le attività illecite della sua famiglia. La ragazza morì poco dopo la morte, in via D'amelio del giudice, e in quei momenti si sentì sola, visto che la madre dopo il pentimento, non la voleva più vesere, e per Anna, il giudice Borsellino era come un padre.
O ancora la storia del commissario Rino Germanà, che scampò in maniera miracolosa in un'agguato a Marzara del vallo.
Concludo questo post sulla puntata di blu notte citando le parole di un magistrato di Trapani, Giuseppe Limares:
<<per i risultati raggiunti nella lotta alla mafia, i nostri risultati sarebbero paragonabili a delle prestazioni delle Ferrari, ma a causa dei pochi mezzi che abbiamo, siamo una cinquecento, e se si ferma anche quella....>>
Questo per dirvi in che stato sono costretti a lavorare i magistrati Siciliani nella lotta contro la mafia, e de proprio per questo che noi, intendo popolazione civile, non possiamo permettere, che questi uomini vengano lasciati soli, diamogli una mano anche a noi, ribellandoci a questo veleno, facendo sentire che uniti, si può vincere, e che uomini come l'ex ministro delle infrastrutture Lunardi, che dice che con la mafia bisogna convivere, bisogna ignorarli.
PS: Ringrazio tantissimo biodoctor per la sua testimonianza